Come possiamo aiutare l’Intelligenza Artificiale?

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Gli assistenti virtuali sono ormai entrati in numerosi aspetti della quotidianità delle persone e con il passare del tempo aumenta il loro grado di comprensione del linguaggio umano. Il merito di questo progresso può essere attribuito al numero di interazioni, ma anche, se non soprattutto, alla loro qualità.

Il dialetto uomo-macchina

Nella vita di tutti i giorni le persone non parlano nello stesso modo: le differenze possono essere causate sia da ragioni geografiche sia dall’utilizzo di un vocabolario più o meno ampio in base al proprio livello culturale. Quasi tutti, a prescindere dalle diversità, si rivolgono ad un assistente virtuale utilizzando un linguaggio molto semplice, fatto di input chiari e lineari.

C’è la tendenza infatti ad adattare il proprio modo di parlare per far sì che il virtual assistant possa comprendere senza fraintendimenti, trovando velocemente una soluzione alle proprie richieste. Sembra quasi che sia nato un nuovo linguaggio, una sorta di dialetto uomo-macchina che regola le interazioni tra le due realtà.

Si pensi ad esempio al caso in cui un utente debba ricercare un hotel a San Francisco, in cui passare tre notti e con un budget ben definito. Se decidesse di chiedere al suo virtual assistant di effettuare questa ricerca, non gli porrebbe mai una domanda troppo complessa mettendo dentro tutte le variabili della ricerca. Tenderebbe invece a sottoporgli semplici domande, formulando il quesito nella forma “Hotel + Città” e solo successivamente procederebbe ad introdurre gli altri filtri.

Come imparano gli assistenti virtuali

Secondo alcuni esperti questo modo di approcciarsi nei confronti degli assistenti virtuali ne ha rallentato lo sviluppo: se le persone sin da subito avessero adottato con loro un linguaggio più naturale e simile a quello usato quotidianamente, con il tempo i software avrebbero imparato a gestire richieste più complesse.

Solitamente dietro ad ogni assistente virtuale vi è un team di persone che li supporta, raccogliendo le richieste che la macchina non ha compreso e inserendole all’interno di un database. Contemporaneamente, senza che l’utente se ne accorga, subentrano per fornire loro le risposte al cliente.

Più spingeremo i virtual assistant a rispondere a richieste complesse, più loro con il tempo impareranno e saranno in grado di gestire e comprendere un linguaggio realmente conversazionale, avvicinandosi sempre di più ad un linguaggio naturale che possa rendere la comunicazione tra uomo e bot simile a quella che avviene tra persone.

Un famoso proverbio cinese dice: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”: è tempo per i professionisti del settore di insegnare all’intelligenza artificiale a “pescare”.

Ai clienti non resta quindi che cercare di parlare nel modo il più naturale possibile con i loro assistenti virtuali in modo che in un futuro molto prossimo possano entrare ancora di più a far parte della nostra quotidianità.

 

Sources: Venture Beat, Pixabay