Perché i pazienti preferiscono parlare con i Chatbot?

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I Chatbot sono i protagonisti di una vera e propria rivoluzione nel settore dell’Healthcare. Non potranno mai sostituire completamente la figura del medico ma lo stanno sicuramente aiutando nella comunicazione con il paziente, rendendola molto più semplice e veloce.

I vantaggi sono davvero tanti, quali una maggiore aderenza alla terapia, che si traduce in una riduzione dei costi che il servizio sanitario nazionale deve sostenere, e una raccolta di dati che stanno permettendo la creazione di algoritmi predittivi capaci di migliorare il futuro delle cure mediche, garantendo così un maggior benessere per i pazienti.

La barriera medico-paziente

Può capitare che durante una visita il paziente si senta in soggezione nel dover fare al medico una domanda considerata imbarazzante o banale, per paura di essere giudicato. La conseguenza è che possa omettere eventuali dettagli sui sintomi o non chiedere spiegazioni su qualcosa che non è chiaro, pregiudicando così la terapia.

Questa barriera che si crea non permette che si instauri un dialogo sereno e sincero. È all’interno di questo problema che si inserisco i Chatbot: una ricerca effettuata in un’università americana ha infatti dimostrato come possano essere utili per abbattere questo muro.

Lo studio californiano

Uno studio dell’Institute for Creative Technologies, dell’Università della California, ha dimostrato questa teoria tramite un progetto che ha coinvolto ben 478 partecipanti in un dialogo con Ellie, uno psicologo virtuale.

I soggetti sono stati divisi in due gruppi uguali. Alle persone appartenenti al primo gruppo era stato detto che avrebbero parlato solamente con una macchina. A quelle del secondo, invece, che dietro alla macchina ci sarebbe sempre stato l’intervento umano, fondamentale per guidare il sistema.

Per dimostrare la teoria secondo cui le persone che parlano con un bot si esprimono più liberamente, tutti i partecipanti hanno interagito solo con una macchina.

Il compito era parlare delle loro vite, rispondendo a delle domande private o capaci di mettere in difficoltà chiunque, come “Parlami della tua famiglia” oppure “Sei felice?”.

Durante l’interazione, tutti i pazienti sono stati monitorati tramite scan facciali in grado di rivelare le loro reazioni alle varie domande, come tristezza, ansia o disappunto. Accanto a questa soluzione tecnologica vi erano anche tre psicologi, completamente all’oscuro del vero scopo della ricerca, che hanno analizzato le risposte dei partecipanti per capire se ci fossero discordanze, indicatrici del fatto che stessero mentendo.

Il risultato ottenuto è stato sorprendete: chi pensava che dietro Ellie ci fosse un operatore umano, non ha avuto il coraggio di rivelare troppe informazioni personali, cosa che invece è accaduto a coloro che pensavano di parlare solo con una macchina.

Inoltre, gli psicologi che hanno osservato l’esperimento hanno notato che coloro che credevano di non interagire esclusivamente con Ellie avevano tempi di risposta più lunghi e reazioni emotive più accentuate nel leggere le domande e nel rispondere.

Infine, è emerso che quasi tutti i partecipanti di entrambi i gruppi hanno gradito che la comunicazione fosse scritta e non orale, in quanto la scrittura gli ha permesso di rispondere più liberamente, senza ansia né imbarazzo.

Realizzare strumenti come i Chatbot è sempre di maggiore importanza per il futuro dell’Healthcare per permettere davvero ai pazienti di sentirsi liberi di esprimersi, condizione fondamentale per la riuscita della terapia.

 

Sources: Wired. The Economist, Visual Hunt